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Parallel Session è la rubrica CBItalia che si affianca alla consueta voce istituzionale che ogni mese vi racconta le ultime news e attività che gravitano intorno a CBItalia, ai suoi Soci e al MICE italiano in generale. Una rubrica i cui contenuti saranno curati ogni volta da un membro diverso del nostro staff che tratterà di argomenti specifici, legati alle proprie aree di expertise, con l’obiettivo di fornirvi nuove, diverse prospettive sul nostro amato settore.

Ho una confessione da fare: prima d’ora, non ero mai stato ad IMEX.

(non giudicatemi, vi prego)

A mia parziale discolpa c’è da dire che, nei miei 10 e passa anni d’esperienza MICE (“not great, not terrible either”, come recitava un’iconica frase di una superba serie TV di 3 anni fa) a metà tra l’operativo e la comunicazione, mi era sempre e solo capitato di partecipare a eventi di cui fossi in qualche modo responsabile.

(Anzi no, mento, al mio primo incarico con un PCO fui spedito a Rimini come hosted buyer a una lontana BTC, atteggiandomi con la stessa sicumera di Marlon Brando ne Il Padrino. Sono sicuro di esser rimasto simpatico a molti.)

Ora, a chi mi legge: se fa, o ha mai fatto operativo, ben sa che partecipare a un proprio evento è divertente e rilassante come guidare contromano uno scuolabus bendati in autostrada.

(Avrò messo tutto nel pacco col materiale dell’evento? Arriverà? Non arriverà. Il maledetto corriere avrà buttato tutto quanto in un fosso ridendo malvagio e ripartendo col suo furgone infernale nella notte. Non ce la farò mai [disperazione]. Ma perché diamine sono sveglio alle 4 del mattino?)

(Ma che vuol dire che le rooming aggiornate me le avevi comunicate in quel vocale WhatsApp da 14 minuti? No, scusa, non lo avevo sbobinato)

(Durante il viaggio di ritorno dall’evento: tenersi stretti al petto i fascicoli ECM compilati manco fosse il peluche della tua infanzia)

Perdonate lo sproloquio ma, come avrete intuito, ricordo il mio passato da organizzatore sempre con grande affetto, ma soprattutto, nostalgia.

Capirete dunque il mio stato d’animo alla vigilia di IMEX: il ‘mercato’ MICE per antonomasia.

Finalmente dall’altra parte della barricata, finalmente senza quell’insostenibile stress: quel leggendario angolo di terra teutone in cui la crème-de-la-crème dei venditori di tutto il mondo indossa il proprio abito migliore per sedurre e cercare ‘portare a casa’ buyer promettenti (o prendere cantonate con bidoni clamorosi), con una tenacia e una determinazione paragonabili a un primo appuntamento dopo un match su Tinder.

Confesso che le mie aspettative sono state, come direbbero gli americani, ‘met and exceeded’: erano davvero anni che non rimanevo a bocca aperta per qualcosa, ma la sensazione che ho provato quando sono entrato nel padiglione 8 della fiera è stata davvero impagabile: uno spazio sconfinato pieno di stand capolavoro, coloratissimi, scintillanti e invitanti; i muscoli tesi e abbronzati di un’industria che, dopo due anni, non vedeva l’ora di tornare a metterli nuovamente in mostra.

(Un clima elettrico nell’aria difficilmente descrivibile, come gli attimi prima che l’arbitro fischi l’inizio di una finale dei mondiali, l’aspettativa tangibile di qualcosa di grande che sta per cominciare. Poi rifletto: è l’evento di chi, degli eventi, fa il proprio mestiere; ingenuo pensare a qualcosa di meno)

Bellissimo poter finalmente rivedere e riabbracciare vecchie conoscenze, dopo l’alienante logorio di troppi mesi costretti a mail o ad altri mezzi parimenti frustranti.

(Il distanziamento sociale eccome se c’è stato, e non solo a un livello fisico)

Ma la cosa più bella -e azzardo: inebriante- è stata incontrare per la prima volta persone conosciute virtualmente, associare finalmente una massa fisica e un volto a dei pixel su uno schermo: “Oh my God, it’s sooo good to finally meet you in person!” – penso di averlo pronunciato decine di volte, senza che mai perdesse d’autenticità.

E poi com’è più facile parlare di lavoro faccia a faccia… Più naturale, più comprensibile e, detto fra noi, ben più fruttuoso: tutto sembra possibile, si sorride, e la voglia di collaborare è tanta. Non importa il colore della bandiera: We are MICE.

Aperti i cancelli ai buyer, IMEX improvvisamente esplode di vita, con la stessa potenza con cui un temporale estivo squarcia l’insopportabile afa di poco prima.

Sbatto un attimo gli occhi e sono già le 17, ma com’è possibile?! Con la coda dell’occhio percepisco Tobia che a sinistra danza in punta di fioretto tra una PR e l’altra, mentre Cristina continua a lanciare biglietti da visita ai buyer come se fossero stelline ninja. Una nota conoscenza romana, vestita di magenta, accende lo Stand Italia con un DJ Set che fa scatenare in pista i più festaioli, attirati dalla musica: da una certa ora in poi, l’Italia è indubbiamente l’ombelico di IMEX.

Va tutto bene, respiro, vedo il mio prossimo appuntamento che si avvicina; per entrambi il volto è una paresi facciale: “Oh my God, it’s sooo good to finally meet you in person!”

(le note stonate: è possibile che nella città delle banche, nella città di IMEX sia quasi impossibile pagare con carta di credito? Tassisti über alles. Tra l’altro tutti dotati di quella guida docile e fluida propria di un pilota di rally).

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