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Parallel Session è la nuova rubrica CBItalia che da quest’anno si affianca alla consueta voce istituzionale che ogni mese vi racconta le ultime news e attività che gravitano intorno a CBItalia, ai suoi Soci e al MICE italiano in generale. Una rubrica i cui contenuti saranno curati ogni volta da un membro diverso del nostro staff che tratterà di argomenti specifici, legati alle proprie aree di expertise, con l’obiettivo di fornirvi nuove, diverse prospettive sul nostro amato settore.

È ormai da un anno a questa parte che il clima di profonda incertezza che stiamo vivendo ci ha costretto a un utilizzo spudorato e intensivo della sfera di cristallo; a volte con successo, altre -volendo usare un eufemismo- meno, complice anche un incauto ottimismo.

Spero mi perdonerete, dunque, se nel cercare di dare una forma al futuro di noi Convention Bureau metterò da parte la tanto vituperata palla di vetro a favore di previsioni più “con i piedi per terra” che tengano di conto delle esperienze passate e che trovino riscontro nella realtà quotidiana.

Da sempre, il sistema di promozione delle destinazioni si è fondato sugli eventi fisici.

Buona parte dei nostri sforzi erano mirati alla preparazione della nostra partecipazione a fiere, all’organizzazione di workshop o alla ricerca dei migliori clienti da andare a incontrare nei loro uffici… E conseguentemente lo sforzo di comunicazione è sempre stato considerato propedeutico al fatidico incontro faccia a faccia con il buyer.

Questo fino a febbraio scorso, quando la pandemia è arrivata e ha stracciato brutalmente questo (rassicurante) modello di promozione; senza dirci se saremmo mai tornati a utilizzarlo e senza indicarci chiaramente alcuno strumento alternativo da utilizzare. In poche parole: uncharted waters.

Tra tutte le destinazioni del mondo è scattata dunque una sorta di “corsa agli armamenti digitali” che fossero in grado di convogliare nuove strategie di promozione, ma molto spesso senza aver impostato una pianificazione ben precisa. Per questo, come ben sappiamo, abbiamo assistito a un bombardamento di messaggi nuovi veicolati da media anch’essi nuovi, con l’obiettivo di raggiungere l’attenzione dei clienti.

Ci siamo davvero riusciti?

A volte tutto quello che mi sembra di avvertire è un certo rumore di fondo dato da tante voci che ripetono tutte le stesse cose: “Siamo i più sicuri”, “Stiamo reagendo al meglio all’emergenza Covid”, “Non si può che essere ottimisti”, etc…

Da qui, la mia personalissima previsione, anzi, speranza; sicuramente un obiettivo al quale Convention Bureau Italia sta già lavorando concretamente: innalzare significativamente la qualità dei contenuti offerti dalle organizzazioni che rappresentano le destinazioni.

Ad esempio, la presenza di informazioni puramente tecniche (in primis quelle relative alle norme in materia di sicurezza sanitaria) non è più sufficiente a garantire il primato nei criteri di scelta delle destinazioni: è ormai già divenuto un requisito minimo per garantire anche solo di esser presi in considerazione come meta per coloro che torneranno a viaggiare o che torneranno a pianificare eventi in presenza in Italia.

I Convention Bureau, al fine di mantenere alta e costante l’attenzione, saranno chiamati sempre di più a intensificare la luce con cui illuminano le destinazioni da loro promosse, soprattutto tramite la creazione di contenuti più “alti”, esclusivi, fortemente personalizzati e con carattere di unicità, anche assumendosi quei rischi derivanti dall’uscire dal solco della promozione tradizionale del MICE.

Come?

Coinvolgendo Ambassador e Opinion Leader non necessariamente del settore, attivando sinergie, ad esempio, con altre facce della promozione turistica (su tutte: leisure e wedding) e non solo, in un’ottica di attivare un pensiero laterale, non convenzionale, eterodosso, in tempi in cui il pensiero tradizionale sembra arrancare.

Insomma: è il momento di osare; e dove la strada non c’è, la si costruisce.

Solo in questo modo riusciremo a intervenire sul quel valore intangibile, la reputazione, che ormai costituisce una base imprescindibile su cui poggiare tutte le strategie di promozione e commercializzazione delle nostre destinazioni.

Detto questo, mi sento anche di dire che “Roma non si costruisce in un giorno” e che in un paese tradizionalmente poco reattivo al cambiamento come il nostro non ci si può aspettare che questo cambiamento -e non credo di utilizzare un’iperbole se lo chiamo epocale- avvenga in poco tempo. Ma credo dovrà comunque avvenire.

Cercando di seguire questo nuovo dogma, nei prossimi giorni vi daremo maggiori informazioni riguardo un nuovo progetto a cui stiamo lavorando da qualche tempo: una serie di interviste esclusive a Opinion Leader di altissimo livello appartenenti alla Meeting Industry e non, rivolto alla community di clienti internazionali e, in esclusiva, ai i Soci CBItalia.

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