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Ode all’Esperienza

Nella nostra ultima ‘Chat in the box’ Joe Pine, autore del best-seller “The Experience Economy”, ci spiega come la qualità dell’esperienza dovrà essere alla base del nuovo paradigma degli eventi post-Covid

Nel 1999, B. Joseph Pine II scriveva nel suo libro “The Experience Economy” che era necessario superare il modello tradizionale di vendita di beni e servizi in quanto non più in grado di sostenere una crescita economica, di creare nuovi posti di lavoro e di mantenere un certo livello di prosperità; auspicando un cambio di focus a favore della creazione e organizzazione di esperienze coinvolgenti ed emozionanti. La tesi che Pine sviluppa nel suo libro è che in un mondo saturo di beni e servizi fondamentalmente non così differenziati, solo l’esperienza può regalare qualcosa di unico ai clienti e che li spinga a fidelizzarsi a un brand piuttosto che a un altro.

Ne sa qualcosa Apple che, nel progettare i suoi iconici Apple Store, ha studiato per anni e da vicino le reception dei principali Boutique Hotel di tutto il mondo con il fine di riprodurre nei suoi negozi quella sensazione tra il coccolato e il meravigliato che si ha entrando per la prima volta in un hotel di lusso per effettuare il check-in.

Esattamente 22 anni dopo, “The Experience Economy”, oltre a essere stato tradotto in 15 lingue e venire considerato tra i 100 libri business più influenti di sempre, è tornato a essere più attuale che mai: in questi ultimi mesi, nel nostro settore si è parlato sempre più spesso dell’esigenza di creare e promuovere nuove attività ed esperienze che dovranno necessariamente ripagare il rischio e la spesa che comporta voler comunque viaggiare quando è possibile partecipare in maniera virtuale.

Intervistato dalla nostra Eleonora, Joe Pine, che oltre essere autore di best-seller internazionali è co-fondatore di Strategic Horizons nonché consulente strategico per le principali aziende della Fortune 500, ci ha spiegato il suo punto di vista su quello che lui chiama The Hybrid Experience Model, ovvero il modello progettuale su cui, secondo lui, tutti gli Event Designer dovranno concentrare i loro sforzi post-pandemia.

Gli eventi ibridi? È sbagliato pensare che una volta passata la pandemia si tornerà esclusivamente agli eventi in presenza, anzi!” -racconta Pine“Le aziende dovranno fare in modo di adottare il modello ibrido come nuovo gold standard e continuare a promuoverlo, soprattutto per le immense potenzialità di audience reach e, conseguentemente, di aumento dei ricavi. Tornare al modello esclusivamente in presenza sarebbe un errore ed equivarrebbe a ridurre volontariamente e drasticamente la platea dei propri interlocutori”.

Pine prosegue affermando, quasi in maniera provocatoria, di non credere affatto che esistano esperienze così immersive da non potere essere replicabili online, citando come calzante esempio gli eventi sportivi e distinguendo 4 stadi di deployment e, conseguentemente, di pricing, che possono -anzi, devono!- essere applicati anche negli eventi e nella promozione delle destinazioni.

Non spoileriamo oltre! Cliccate il tasto sottostante per saperne di più sull’Hybrid Experience Model e perché sarà importante tenerne di conto!

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